Liceo Mazzini

Considerazioni a margine di una querelle locale

Consapevole del disagio diffuso nella comunità scolastica da me rappresentata, intervengo a margine della querelle seguita all’intervento fuori programma di una nostra docente in occasione del Consiglio Comunale straordinario del 28 gennaio.
Sono certo motivo di rammarico l’infrazione del protocollo, o il ricorso a un registro lessicale forse poco consono, per coloritura, al contesto solenne della commemorazione del Giorno della Memoria, così come lo strascico polemico, talvolta scomposto, che ne è scaturito.
Ma quel che più duole, a chi ama la Scuola, è l’effetto di perdurante trascuranza nei confronti degli studenti e del servizio di civiltà da loro reso nel traghettare sulle rive del presente un frammento di quel naufragio ontologico dell’umanità che è stato il programma nazista di «distruzione degli Ebrei d’Europa» – come con massima esattezza definisce l‘evento lo storico Raul Hilberg.
A ristoro dell‘impegno profuso dai ragazzi di questo Liceo e a documentazione dei suoi risultati, sarà nostra cura allestire, entro la fine dell’anno scolastico, una mostra cui saremo felici di invitare il Consiglio Comunale e le Autorità locali.
Solo un cenno, in conclusione, alla delicata questione adombrata in un titolo apparso su “Il Secolo XIX” del 14 febbraio, “La prof comunista e il ruolo a scuola”: sottolineato che la scuola pubblica statale è garanzia di libero confronto fra le diverse impostazioni ideali, è superfluo assicurare che nel rispetto del pluralismo interpretativo questo Liceo affronta con massima onestà intellettuale e rigore storiografico qualunque fatto, evento o concetto. Non fa eccezione la categoria politica del totalitarismo che, di qualunque marca o colore, viene traguardata per genere prossimo e differenza specifica – come i grandi pensatori, da Aristotele alla Arendt, additanonel contesto di un dialogo educativo sempre ispirato ai valori inscritti nel dettato costituzionale.
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